lunedì, settembre 28, 2009

Agopuntura


Sogno di alcuni giorni fa.


N., la nipote di Paola che è medico, mi porta una paziente con il marito. Questa è una donna giovane e presumibilente dell'alta società che vuole fare l'agopuntura per un dolore al braccio destro. Il marito non è meglio connotato dal sogno, ma lo percepisco come una sorta di ombra, una presenza costante. Il problema, comunque, è che N. mi porta questi due signori in camera da letto mentre io sono coricato, e la cosa mi imbarazza molto. Mi alzo subito, e la donna si sdraia per essere visitata. Purtroppo ho la spiacevole e assoluta certezza che l'eventuale seduta di agopuntura sarà totalmente inefficace con questa paziente. Penso anche che, qualora questi signori indagassero sulle mie credenziali, il diplomino di agopuntore rilasciatomi dall'Accademia di Medicina Tradizionale di Pechino non sarà abbastanza valido per loro. Mi sembra, tuttavia, che l'unico modo per vincere il disagio che provo sia quello di instaurare un rapporto personale con la paziente, di parlarle, di fare amicizia. Con difficoltà tento di farlo, e mi sembra di riuscirci. Sono quasi sicuro che, proprio instaurando questo legame di tipo umano, l'agopuntura avrà la possibilità di farle effetto.

martedì, settembre 22, 2009

La madre


Sogno del 20 settembre 2009.


Vado a trovare mia madre (nel sogno non ricordo che è morta l'anno scorso dopo alcuni anni di Alzheimer). Per le scale del palazzo la trovo appoggiata al muro, nuda, completamente impazzita e devastata mentalmente dalla demenza senile. Mi chiedo come fanno i condomini a tollerare una situazione del genere, però evidentemente lo fanno. Mi avvicino e le prendo il viso fra le mani sorridendole, dicendole chi sono. Lei mi riconosce e, sia pure nel delirio, mi sorride a sua volta. Le dico che non deve rimanere qui, ma rientrare in casa. La sostengo e l'accompagno verso la porta dell'appartamento, che è aperta e con la luce accesa (l'interno è esattamente uguale a com'era nella realtà). Mi accorgo con sgomento che dalla base di un mobile nell'ingresso e di altri in casa viene un ampio flusso di urina, di cui mia madre dev'essere la responsabile...

venerdì, settembre 18, 2009

Settecento


Siamo nel Settecento, invitati a pranzo da una famiglia. Sediamo intorno ad un lungo tavolo nella sala da pranzo di una casa, forse un palazzo a più piani. C'è anche mia cugina E., cui chiedo notizie della madre, mia zia P., che nel sogno so ricoverata a Londra per problemi di salute. E. mi risponde a voce bassa, facendomi cenno di non far sentire o capire agli altri. Io non comprendo che cos'ha detto ma, realizzando che lei vuole conservare il riserbo sull'argomento, non insisto. Paola è uscita dalla casa in cui siamo perchè ha la tosse ed è andata a cercare qualcosa, un rimedio. Però il pranzo è pronto e l'avverto con il telefono cellulare. Mi dice che arriva subito e, infatti, eccola: era poco distante, forse parlava con qualcuno o era in un negozio appena sotto l'abitazione. La pietanza che ci viene servita - mi pare di ricordare verdure e pasta - è scarsa in quantità. Aggiungo del pepe nero ma troppo tardi, perchè ho già quasi finito il piatto. Mi dico, riflettendo con Paola, che in quest'epoca, nel Settecento, gli alimenti scarseggiano e noi non ci rendiamo conto di quanto realmente si mangi poco. Una voce dice: "In campagna c'è sicuramente più cibo che in città."
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Nota: riflettendo sono arrivato alla convinzione che attraverso la famiglia settecentesca del sogno traspaia la mia famiglia e un certo tipo di mentalità. Probabilmente la casa rappresentata è in città, dove c'è meno cibo (per nutrirsi anche interiormente), mentre la campagna indica un territorio più libero, meno strutturato, dove c'è più possibilità di alimentarsi, di esperire, ecc...

giovedì, settembre 17, 2009

Che Guevara


Sto vedendo insieme a Paola un video che ho portato: mentre lo guardiamo diventa evidente che si tratta di una specie di documentario, un "dietro le quinte" che precede il film in due parti con l'attore Benicio del Toro che impersona Che Guevara. Io già conoscevo o intuivo in parte quale doveva essere l'argomento del video, Paola ne è piacevolmente sorpresa. E' un documentario pò lungo e a tratti piuttosto noioso, però lo guardiamo ugualmente con piacere, siamo molto interessati a sapere di più sulla figura del grande condottiero sudamericano. Ci sono immagini di lui nella foresta, sulle montagne. Altre riguardano la lavorazione del film con strumentazioni e impalcature, oppure la ricerca storica che ne è alla base con alcuni punti controversi. Ho molte domande sulla vicenda e la figura del Che a cui vorrei trovare una risposta. Non ricordo bene, ma forse nel sogno ho la possibilità di interrogare il regista o di entrare in qualche modo più a fondo nel merito della ricostruzione storica.

Ipnosi e Yoga

Sogno del 15 settembre 2009
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Chiedo ad A., medico, di ipnotizzarmi per rendermi meno stanco, gli chiedo se può funzionare. Ci sono anche altre persone che devono fare con lui ipnosi terapeutica. Tuttavia, dentro di me, penso di non essere veramente ipnotizzabile, perlomeno sono molto dubbioso al riguardo, ritenendo tale tecnica suggestiva non adatta a me. Ricordo anche C., un collega d'ufficio, che - sentendo la mia richiesta - ironizza con uno scherzo un pò grossolano: dice che anche lui si è sottoposto ad ipnosi, ma per questioni genitali...


Dopo di ciò incontro dei Sikh occidentali della scuola di Kundalini Yoga. Noto che si assomigliano tutti, con il turbante, il vestito bianco e la barba: sembrano tutti Guru Meher Singh, il nostro insegnante di tanti anni fa. Sono piuttosto critico nei riguardi di questa uniformità. Scendo verso una spiaggia dove ci sono diversi allievi Yoga con i turbanti indossati solo parzialmente, oppure con sciarpe, berretti e surrogati vari. Anch'io ho in mano una lunga striscia di stoffa per turbante, me lo metto intorno al collo mentre cammino e ricordo quando mi facevo aiutare ad avvolgere la stoffa intorno al capo durante il Tantra - sempre tanto tempo fa. In qualche modo rimpiango quell'esperienza e sono nostalgico della vitalità di allora, ma credo anche che oggi non sia più ripetibile. Mi sento molto triste. Mi sveglio effettivamente piuttosto stanco.
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Note: ripensando ad A. mi viene spontanea l'associazione con Jung, di cui ho appena letto l'opinione circa l'ipnosi. Sebbene, infatti, egli l'abbia utilizzata all'inizio della sua carriera, poi ha deciso di abbandonarla considerandola troppo suggestiva e condizionante nei riguardi dei pazienti.
L'osservazione di C. sembra uno sberleffo e anche una critica: l'ipnosi può forse incidere sui livelli istintuali della psiche, ma non può andare più a fondo per operare una trasformazione. Anche lo Yoga, in parte, può essere soggetto alla stessa critica; tuttavia è una tecnica che ha anche l'obiettivo di produrre un intimo cambiamento. L'uniformità d'aspetto degli insegnanti Sikh, però, sembra accennare ad una identificazione con il gruppo e la mentalità comunitaria - magari in salutare contrapposizione con precedenti stadi di indifferenziazione. Tuttavia questa identificazione ha i suoi limiti e può costituire una dipendenza e un ostacolo ad un maggiore sviluppo individuale.
La parte finale del sogno, orientata verso la spiaggia ed il mare, l'associo con una esperienza effettivamente avuta (credo nel 1977) con il gruppo di allievi Yoga mentre viaggiavamo alla volta di Tour, in Francia, dove avrebbe avuto luogo il Tantra: una notte sostammo a dormire sulla spiaggia, mi pare in Liguria. Si trattò di un'esperienza molto positiva e vitale, liberatoria, e il mare può essere un simbolo della totalità della psiche, del Sé. Però il turbante è "sciolto", l'identificazione con quella fase non è più proponibile - per lo meno non con le stesse modalità, quando la comunità costituiva un valido appoggio per il distacco dalla precedente fase adolescenziale. La futura trasformazione richiede una maggiore indipendenza individuale e, del resto, l'attuale maturità rende forse impossibile il ritorno agli ausili precedenti. La "soluzione" rispetto all'identificazione comunitaria, però, non è ancora del tutto completata e la nuova fase può intravvedersi soltanto nell'ampio simbolismo del mare. Nondimento c'è il bisogno della vitalità e della freschezza che l'esperienza passata rappresentò e che le trasformazioni del profondo sempre sono in grado di apportare...

lunedì, settembre 14, 2009

Il maestro


Siamo in una sala cinematografica con i membri dell'associazione buddista. Proietteranno un film attraverso il quale potremo conoscere meglio di quanto sia stato possibile fino ad oggi il nostro maestro e guida dell'organizzazione, il Presidente Ikeda. In effetti nel film egli è completamente diverso dal solito: è un giovane combattente di arti marziali, con un aspetto eccentrico, lunghi capelli e una grande velocità e bravura nei movimenti - di cui offre dimostrazione. Intorno a lui c'è un'ambientazione e un uso particolare di candele e altri elementi orientali che non sono tipici della nostra associazione. Da un lato sono contento di questa esibizione di tecniche marziali: mi sento incoraggiato nei miei esercizi cinesi. Dall'altro lato sono sconcertato: non è questo il maestro che conosco, e non mi piace molto, sono diffidente. Anche Paola è d'accordo con me. Mi guardo intorno un pò imbarazzato, per vedere quali sono le reazioni degli altri: fanno tutti finta di niente, come non ci fosse una differenza con il solito Ikeda, ma sono sicuro che sono altrettanto colpiti e sconvolti di noi. All'improvviso vedo, di persona e non in un filmato, l'Ikeda che conosco - lo avvicino e gli chiedo spiegazioni. Mi dice sorridendo che la persona del film è un soltanto attore che deve rappresentare quello spirito combattivo che lui, come maestro, vuole impersonare e trasmettere a tutti noi. Sono più che sollevato da questa dichiarazione, sono... commosso. Percepisco come un atto di grande generosità del nostro Sensei nel cercare un tale espediente per trasmetterci qualcosa, come se rinunciasse a sé stesso, qualcosa del genere. Emozionato, emozionatissimo lo abbraccio.
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Note: secondo Jung le immagini del Maestro o del Vecchio Saggio sono manifestazioni del Sé. Il lottatore di arti marziali, in questo sogno, è un suo travestimento, una parte dell'ombra, un espediente per raggiungere la coscienza, l'io e le componenti della personalità del sognatore, comunicando qualcosa di importante. Il sognatore inizialmente non si fida, non può prestare completo credito ad alcuni aspetti esotici del lottatore orientale, ma la commozione sottolinea la percezione di questo grande archetipo, di questo nucleo centrale, quando riesce finalmente a mostrarsi al di là di ogni punto di vista parziale o fraintendimento.

Samantabhadra



Sogno del 12 settembre.





Mi piacerebbe andare a visitare il centro di buddismo tibetano "Samantabhadra" a Roma, so che fanno dei corsi e dei rituali religiosi a cui vorrei partecipare. Sono molto attratto, provo l'emozione e la sensazione di quando ci si avvicina a qualcosa di nuovo ed eccitante. Lo dico un pò esitante a Paola che, sorprendendomi, si dimostra anche lei desiderosa di andare: non pensavo fosse interessata, soprattutto per gli eventuali impegni che la partecipazione a questo centro potrebbe richiedere. Tuttavia mi dispiace allontanarmi dal buddismo di Nichiren, mi sembra quasi un tradimento, e ricordare il nome del maestro ha in me una forte risonanza, mi commuove e mi colpisce profondamente. Mi rendo conto, però, che quello della Soka Gakkai è un buddismo dalle caratteristiche giapponesi evidenti e che il confronto con un diverso sviluppo di questa grande religione potrà farmi dimensionare, conoscere meglio e anche valorizzare di più la mia stessa pratica. Rimane un ultimo ostacolo: non sappiamo dove sia il Samantabhadra. Improvvisamente mi fermo su uno spartitraffico con la macchina su cui stiamo viaggiando, parcheggio in maniera molto provvisoria, irregolare, e scendo solo un momento per andare a leggere la locandina attaccata all'esterno di un negozio: ho visto di sfuggita che si tratta proprio di un manifestino sul buddismo tibetano e che c'è l'indirizzo e il numero di telefono del centro che cerchiamo.
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Nota: da una ricerca fatta dopo il sogno, apprendo che Samantabhadra è un nome del Buddha Primordiale secondo il buddismo tibetano e che insieme a Manjusri e Shakyamuni forma una sorta di trinità buddista. In giappone egli è il Bodhisattva Virtù Universale protettore dei devoti del Sutra del Loto - il Sutra fondamentale secondo l'insegnamento di Nichiren Daishonin - e promette di diffondere questo insegnamento dopo la morte del Buddha Shakyamuni non lasciando che perisca mai. Pur offrendo una indicazione apparentemente estranea alla mia pratica, dunque, nella realtà il sogno vi fa riferimento e vi riconduce, sottolineando però la presenza di un elemento ancora sconosciuto e ulteriore.

Colombo


Sogno n. 3 di fine agosto-primi giorni di settembre.



Sto con S., un mio collega d'ufficio, probabilmente muovendoci in macchina, su una strada che potrebbe essere la via Cristoforo Colombo, più o meno all'altezza di dove abitava mia madre (ma questa è una riflessione che faccio da sveglio). Descrivo ad S. - che nel sogno è cieco (nella realtà ha un problema di sordità ad un orecchio) - la visione filosofica dei maestri del Cerchio Firenze 77, con particolare riferimento ai concetti di eterno presente e di Assoluto, come pure al bene e al male e altri importanti temi. E' un sogno molto lungo e l'esposizione è di ampio respiro. Sono veramente contento di riuscire a comunicare ad altri - oltre che ad aver avuta la fortuna di conoscere io stesso - una concezione così grande e filosoficamente esauriente della vita.

venerdì, settembre 11, 2009

Tivoli


Sogno n. 2 di fine agosto-primi giorni di settembre


Percorriamo in automobile, io e Paola, una strada alberata e con vegetazione molto simile a quella di fronte alla casa in cui abbiamo abitato anni fa, vicino Tivoli, a Villa Adriana. Spiego a Paola il concetto buddista dell'essere orientati verso il passato, il presente o il futuro. Le faccio un esempio: se mentre attraverso la strada sto per essere travolto da una macchina e la mia coscienza è orientata al passato, mi dico che avrei fatto meglio a rimanere a casa, che lì ero al sicuro; questo pensiero, comunque, non mi impedisce di essere investito. Se sono orientato al presente dico: "Oh, c'è una macchina che mi sta venendo addosso!", mi immobilizzo in questa consapevolezza e quindi vengo effettivamente travolto. Se sono orientato verso il futuro, allora penso subito a come schivarla e ad uscire velocemente dal pericolo: è l'unico atteggiamento che può darmi una chance di non essere investito dall'auto. Mi sembra che questo concetto sia importante, ne sono colpito, ma non so se Paola ha recepito perché mi sembra distratta.

Ora siamo in un grande garage custodito, con operai e officina meccanica, sotto la casa che abitavamo. Entriamo e giriamo liberamente: all'epoca in cui abitavamo lì eravamo abbonati. Però ora non lo siamo più e mi stupisco che ci lascino fare. Forse, per una volta, tollerano la nostra intrusione. (Il garage c'era davvero, ma non era custodito, si trattava solo di un parcheggio. Da sveglio ho la sensazione di conoscere il garage del sogno, come fosse un posto reale, tuttavia non riesco a focalizzarlo veramente.)

Siamo nella nostra casa di allora e dobbiamo passarci la notte per un motivo importante. Ci chiediamo se ci sarà consentito, ma crediamo di poterlo fare: si tratta soltanto di una notte. La casa, dopo tanti anni, è arredata ancora più o meno come l'abbiamo lasciata. Con noi c'è il nostro gatto Oro. Sono preoccupato perché so che avrà bisogno della lettiera per i suoi bisogni. Mi sembra di vederne una sul pavimento, ma scopro che non lo è: si tratta di un recipiente, un vaso di plastica bianca con degli oggetti colorati dentro. Sollevandolo mi accorgo che sotto c'è una perdita d'acqua consistente che proviene dal suolo, forse una tubazione rotta. Mi auguro che sappiano della cosa e che non pensino che siamo stati noi a provocare il danno! Poi trovo una provvidenziale lettiera con sabbia per Oro, forse l'abbiamo portata noi stessi.

Paola deve cucinare qualcosa, credo una torta rustica, e mi chiede di uscire e di andare a comprare della bieta.

giovedì, settembre 10, 2009

Rito d'iniziazione


Sogno n. 1 di fine di agosto-primi giorni di settembre.


Sono in ufficio, di giorno, ambiente luminoso. Parlo di buddismo con i colleghi, che sono interessati e accolgono piacevolmente l'argomento. C'è un'atmosfera allegra e simpatica di scambio e condivisione.

E' notte e penso che Al. sia un ragazzo che ha bisogno di crescere e di fare esperienza di certe cose legate al mistero e alla spiritualità. Per questo motivo decido di inventare per lui un rito di iniziazione. Con cautela, per non spaventarlo, lo conduco presso un corso d'acqua e lo induco ad un massaggio preparatorio dei piedi prima di attraversarla, perché è fredda. Oltre l'acqua c'è come un isolotto, un posto centrale su cui ho approntato forse un altare su cui c'è una sorta di barra, di bacchetta suddivisa in sette settori su cui sono disegnati altrettanti simboli della congiunzione degli opposti. So che il passaggio nell'acqua è legato al numero 12 (da sveglio non ricordo perché, forse dodici passi) e ora c'è il numero 7: le 12 costellazioni e i 7 pianeti antichi! Sono soddisfatto di me stesso per aver ideato l'utilizzo di tutto ciò. Adesso A. deve concentrarsi sui simboli della bacchetta, uno per volta e in successione. Su ognuno di essi deve fermarsi per il tempo di tre respirazioni profonde e poi passare al seguente e, quindi, ricominciare il ciclo. Gli insegno come fare questa sorta di meditazione.
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Nota: interessante il contrasto fra le due parti del sogno - giorno e notte, ambientazione esteriore e interiore, religiosità exoterica ed esoterica.

Aloe


Un'amica che fa parte del nostro gruppo buddista, P., persona attenta e responsabile, ci distribuisce delle porzioni di Aloe da mangiare. Sono come dei pezzi di frutta esotica. Sappiamo che ci farà bene e ci darà forza. Mi viene scherzosamente in mente Braccio di Ferro con gli spinaci e lo dico agli altri. Ho l'impressione svegliandomi che, pur trattandosi sicuramente di Aloe, nel sogno venga chiamata "Agave".
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Note e spunti: una ricerca successiva al sogno mi ha chiarito che Aloe e Agave sono specie molto simili, ma comunque si tratta di piante diverse. Il termine "Aloe" deriverebbe da linguaggi arabo-semitici e significherebbe "amaro". Il termine "Agave" è dal greco "meraviglioso, mirabile". Pare che questo nome sia stato utilizzato dalla spedizione di Cristoforo Colombo appena approdata in America, sorpresa dall'eccezionalità della pianta.
Talvolta "Myoho Renge Kyo", l'insegnamento cardine della nostra scuola, viene tradotto come "Sutra del Loto della Legge Meravigliosa", e c'è il principio buddista della trasformazione del veleno in medicina: cioè dell'amaro in meraviglioso.
Il caro amico Giancarlo mi suggerisce, inoltre, che "agave" letto all'inglese può avvicinarsi ad "I gave", ho dato...

martedì, maggio 20, 2008

Sonno e morte.


C'è una possibile analogia fra gli stati di veglia/sonno e quelli di vita/morte che mi sembra molto interessante. In effetti la vita diurna può stare all'esperienza in questo mondo come la vita nel sogno e nel sonno stanno al periodo di latenza dopo la morte nelle dimensioni invisibili e intangibili (per chi ci crede, naturalmente!). Da questo parallelismo possono ricavarsi parecchie riflessioni e osservazioni, si può forse comprendere qualcosa sia dello stato di sonno-sogno che di quello dopo la morte, perché una dimensione fa luce sull'altra e viceversa. Per esempio, le dottrine orientali ritengono che dopo il decesso non possa esservi evoluzione della coscienza, che non possa esservi crescita ma soltanto l'elaborazione e l'assimilazione di quello che le esperienze ci hanno insegnato nella vita del piano fisico. Saranno vite successive a portare avanti, per gradi, la nostra evoluzione. Allo stesso modo, per legge di analogia, possiamo desumere che durante il sonno e il sogno non c'è effettiva esperienza e trasformazione della consapevolezza, bensì soltanto rielaborazione di quanto avvenuto durante il giorno. Anche Freud pensava che il sogno potesse essere interpretato rintracciandone gli elementi a partiere dal vissuto del giorno precedente, con il quale doveva essere in profonda e intrinseca relazione. L'analogia un pò... esoterica che qui propongo può avvalorarne ulteriormente l'opinione! Ecco dunque una chiave per capire i nostri sogni: essi costituiscono innanzitutto il mezzo con cui la mente "digerisce" l'esperienza diurna, probabilmente allo scopo di trarne il nutrimento, il senso. Al risveglio, probabilmente, portiamo con noi - inconsciamente e profondamente - il risultato di questa assimilazione, e siamo pronti per portare ulteriormente avanti il nostro livello di consapevolezza. Non ci sono salti improvvisi naturalmente, l'evoluzione procede per sfumature successive sia da un giorno all'altro che... da un'incarnazione all'altra.

giovedì, gennaio 10, 2008

Trastevere.

Sogno del periodo 2001-2003

Abbiamo traslocato, portando i nostri mobili in una casa di Trastevere. E’ un vecchio appartamento, situato su un piano elevato, mi pare di ricordare che prima ci abitava un’anziana signora. Non ci sono riscaldamenti, a parte una stufetta a legna, ma l’ambiente è perfettamente confortevole e si conserva caldo anche d’inverno. Meglio, avremo meno spese! Fuori le vie sono piene dell’attività della ‘vecchia Roma’, ci sono mercatini di vario genere. Proprio sotto casa c’è una bancarella dove vendono polenta fritta. Sono molto contento perché Paola, anche in mia assenza, potrà agevolmente trovarsi nel centro della città, fare le compere, andare dove vuole. Dobbiamo, comunque, completare il trasferimento con gli ultimi dettagli e portare anche gli animali. Improvvisamente, a quest’ultimo pensiero, sono assalito dall’angoscia: ora staremo in città e, con tutti i divieti e le limitazioni sui cani, come farà il nostro Jolly a correre e giocare libero come fa attualmente nel nostro giardino di campagna? Dovrà uscire per la passeggiata solo in certi momenti della giornata, con il guinzaglio e magari pure con la museruola. Povera bestia, avrà perso tutto! E i gatti? Non staranno mai, mai più all’aria aperta, alla luce, al sole! Anche noi stessi saremo limitati: penso all’estate trascorsa, quando ogni notte, al buio, guardavamo il cielo e le stelle. Non potremo farlo più. Ne parlo con Paola e ci addoloriamo moltissimo, sto quasi per piangere. Ci siamo sbagliati, è assurdo che questo aspetto non ci sia venuto in mente prima! Non possiamo, comunque, accettare una cosa del genere: andiamo a parlare con il signore che ci ha dato l’appartamento, a scusarci. Torniamo indietro.


Commento: il sogno descrive due spazi vitali in antitesi polare. In uno la città vecchia, la comodità, l'inverno, la protezione, la madre archetipica (la vecchia signora), l'alimentazione, il centro; nell'altro la campagna, la periferia, l'estate, l'incertezza, l'archetipo paterno (il cielo, la luce, il sole). Però nella situazione centrale e confortevole ci sono delle limitazioni, dei divieti oppressivi; mentre in quella più marginale e disagiata c'è senso di libertà e di apertura. Il sognatore sceglie la seconda: in realtà capisce di non voler ritornare indietro, al passato, come all'inizio del sogno, anche se quella condizione ha indubbi aspetti piacevoli. Preferisce il futuro, l'apertura, il cambiamento, meno rassicuranti ma orientati alla libertà interiore e alla trasformazione. In questo caso, dunque, oltre-il-fiume (tras-Tevere, trans Tiberim) ci sarebbe il senso di un rifugio nel passato, di un volersi fermare, un ritorno nel "ventre", di un approdo stabile per non volere affrontare quello che invece il fiume simbolico rappresenta: la nascita o ri-nascita, il trascorrere, la trasmutazione di sé.

lunedì, dicembre 24, 2007

Vecchi sogni


Lo so per esperienza: facendo un workshop, un seminario, sui sogni - oppure raccontandoli e studiandoli con amici, la loro memoria si riattiva, diventano più presente. Personalmente ho partecipato più volte a lavori di questo tipo sul materiale onirico, e ogni volta i miei sogni sono emersi all'attenzione della mente-di-veglia: ho potuto raccontarli, così come hanno fatto gli altri partecipanti e amici. Ce li siamo interpretati fra di noi, sia concettualmente che attraverso rappresentazioni "teatrali" simili agli psicodrammi (in questo caso "onirodrammi" secondo l'ispirata definizione di Lorenzo Ostuni) sempre senza seguire schemi rigidi, ma con la nostra mentalità, la nostra cultura, il nostro anelito per quel mistero che nei sogni avvertiamo presente. E' come un gioco, senza pretese terapeutiche, senza accenti di verità assoluta. A volte vengono fuori cose bellissime, sprazzi introspettivi, nuove visioni su sé stessi e gli altri.

L'ultimo periodo di lavoro onirico l'ho fatto con il gruppo di amici del CIS - Centro Io Sono, il cui link si può trovare sul mio blog "taccuinodegliappunti.blog.tiscali.it" alla voce "studi esoterico-cabalistici". In quella occasione ho raccontato e scritto i miei sogni, diciassette per l'esattezza. Il periodo nel quale li ho fatti va dal 2001 al 2003 circa. Purtroppo non ho annotato la data di ognuno di essi. In ogni caso credo che siano dei sogni molto significativi, che preludono ad importanti cambiamenti - anche dolorosi - e comunque profondi nella mia vita degli anni successivi.
Devo dire che è spesso interessante rimeditare i vecchi sogni, dando ad essi anche una interpretazione a posteriori, consapevole che essi - soprattutto se ripescati a distanza di anni, rimangono illuminanti e soprattutto attuali. Questo espediente di rielaborare vecchi sogni, inoltre, potrebbe servire a stimolare - per chi non li ricorda facilmente - la memoria di quelli attuali...


lunedì, giugno 19, 2006

Mimì.



Siamo, io e Paola, in una casa nella quale abitiamo o dovremmo venire ad abitare. La stiamo perlustrando e valutando. Entriamo in cucina, Paola mi dice che pensa sia un pò umida. C'è una finestra aperta che affaccia su delle tegole, un tetto. Improvvisamente da sopra il tetto viene fuori Mimì, la nostra gatta che è morta da qualche mese. Esclamo contento che non avrei mai pensato di rivederla (nel sogno so che è morta): è proprio lei! Mimì salta in casa dalla finestra, con un balzo molto alto. Mi scanso istintivamente: infatti mi pare che la traiettoria finisca su di me e potrei venire graffiato, perché il salto ha portato la gatta esageratamente in alto e quindi ricadendo lei potrebbe aggrapparsi a me con le unghie. Mimì atterra sul pavimento in maniera elastica, ma talmente "elastica" che rimbalza nuovamente in alto, proprio come una palla, suo malgrado. Il rimbalzo la riporta fuori della finestra, oltre il tetto visibile. Immagino che sia finita in strada: siamo al piano terra e non sono eccessivamente preoccupato, ma voglio accertarmi che non si sia fatta male e corro fuori. C'è un vialetto condominiale, della gente, dei negozi. Intravedo Mimì e la chiamo, so che verrà da me e la potrò prendere in braccio. Mi sembra che stia bene. Sono un pò confuso perché passano persone e altri animali, la perdo momentaneamente di vista... Mi sveglio quasi di soprassalto.
Commento:
Anche in questo racconto onirico il sognatore è alle prese con una "nuova casa", testimonianza del lavoro intenso di ristrutturazione che egli sta operando sulla sua coscienza e nella sua vita: talvolta questa "casa" è nel sottosuolo, talatra è in un paese, e via e via: ci sono molti altri sogni sullo stesso tema che non sono stati qui trascritti.
Questa volta c'è un'abitazione forse un pò "umida" e c'è una cucina dalla quale s'intravvede un tetto, delle tegole. L'umidità, dal punto di vista dell'esoterismo tradizionale, si lega alla componente emozionale, sentimentale, mistica. La moglie del sognatore, che pure ne rappresenta la parte femminile, sembra guardare a questa componente "umida" con sospetto e disapprovazione: la struttura psichica - la casa - nella quale si vuole stare, evidentemente, dev'essere "secca", cioè non concedere troppo spazio al sentimento (o al sentimentalismo). La "siccità", l'essere "asciutto" implica probabilmente una certa impeccabilità, con l'eliminazione del superfluo, degli elementi illogici (attenzione: non necessariamente di quelli irrazionali!) e contraddittori ai fini della reintegrazione della consapevolezza. Gli animali generalmente entrano nei sogni e nei miti come "guardiani della soglia", come messaggeri, come custodi di ciò-che-c'è-oltre. Mimì è quindi una messaggera dell'aldilà, dell'altrove, e viene da un tetto che dà sulla finestra della cucina. Il tetto è una sommità della coscienza, anch'esso un limite fra ciò che si conosce e ciò-che-sta-sopra, il cielo. Dai tetti si può avere una visione diversa delle cose, dall'alto, gli eventi quotidiani sono rimpiccioliti, possono essere afferrati in un solo sguardo e c'è maggior distacco. Il sognatore sa che la gatta è morta e non si sarebbe aspettato di rivederla viva: tuttavia lei è lì, e sta per entrare in cucina - che è un pò come il laboratorio alchemico della personalità, dove si operano le trasformazioni. Dunque, alcuni elementi vitali e anche spirituali che il sognatore pensava estinti si riaffacciano alla consapevolezza. Il gatto in sé, come animale, unisce nel suo simbolismo il mistero e l'indipendenza con la quotidianità e l'affettività: spesso un tipo di affettività e di comunicazione viva e profonda, molto spirituale. Inoltre, si sà, questo animale è nel mito il portatore di una enorme vitalità: ha sette vite... e anche il numero sette è legato ai cicli misteriosi delle realtà occulte. Il gatto è l'animale dell'interiorità per eccellenza, dei tetti e della luna; al contempo, nonostante il mistero - lo sottolineo ancora - è estremamente familiare, e Mimì lo era veramente: una gatta buona, estremamente affettuosa, una grande amica, un esserino che ha condiviso la vita del sognatore e della sua compagna per tanti indimenticabili anni. Lei torna attraverso il sogno, consapevole del legame ancora esistente e fa per saltare in braccio. Il sognatore, pur contento di vederla, teme di venire graffiato per accidente e si scansa: forse vuole proteggersi da questa improvvisa intromissione dell'inconscio o, per meglio dire, di ciò che sta oltre la coscienza, sia pure veicolato attraverso una creatura amata e familiare. Effettivamente a volte il contatto con certe realtà può essere pericoloso, sia pure - in questo caso - in forma lieve: si tratterebbe soltanto di graffi... La precauzione, anche se opportuna, allontana il momento dell'abbraccio, dell'integrazione: la piccola messaggera dell'altrove rimbalza all'indietro, addirittura oltre il tetto. Il sognatore sa di poterla recuperare, ritrovare, anche se teme qualche incidente generato dalla ricaduta dell'animaletto nella strada, fra ostacoli o pericoli sconosciuti. Si precipita fuori - quindi nel quotidiano, fra automobili, gente e negozi: una rappresentazione del mondo esterno. Egli sa che potrà ritrovare Mimì fra le distrazioni o, piuttosto, le illusioni della vita, che potrà riabbraccarla - ripristinando e consolidando in tal modo il suo legame con una componente interiore e spirituale dell'esistenza che, probabilmente, non è stata e non sarà danneggiata dalla morte - quindi dai cambiamenti - e dal rapporto con la dimensione comune delle cose. Tuttavia una certa apprensione c'è...

giovedì, marzo 23, 2006

Nel sottosuolo


Siamo, io e la mia compagna, in un paese straniero. C'è un individuo che ha costruito, per così dire, una casa sotterranea: scavando nel sottosuolo ha ricavato un ampio spazio, un salone e altre stanze. So che non esiste una legislazione precisa al riguardo e che, anzi, sottoterra è possibile edificare senza incorrere in ostacoli di tipo legale: molto vagamente nel sogno ricordo (senza una identificazione precisa di nomi, fatti e luoghi) l'episodio di Damanhur, la città-tempio sotterranea edificata in Piemonte. Fantastichiamo di scavare anche noi e di costruire un'abitazione lì, parliamo con la persona che l'ha fatto, ci adoperiamo a visitare il sottosuolo. Arrivano, però, le autorità del paese: ci informano che in realtà è proibito fare quel genere di lavori e che forse anche il signore che li ha già fatti incorrerà in qualche sanzione. Tuttavia sono abbastanza divertito, come se la vicenda avesse un tono umoristico. Anzi, un particolare senso di rilassata ironia permane in me anche da sveglio.




Commento: il sottosuolo suggerisce una quantità di significati. La terra, il ventre, la madre, l'inconscio, underground anche come alternativo, rivoluzionario, eccetera. Il concetto più rilevante del sogno è che esiste una realtà "di sopra", di superficie e anche una realtà "di sotto". L'associazione fatta (da sveglio) con Damanhur si riferisce ad una situazione in cui è stato possibile costruire un tempio sotterraneo, una dimensione "esoterica" di nome e di fatto, ovviando con una sorta di scappatoia legale al piano regolatore edilizio: ciò che viene edificato sottoterra non è soggetto a restrizioni. Riportando tutto ciò all'ambito psichico, direi che in effetti la realtà quotidiana, di veglia, di superficie, funziona secondo norme che di solito sono diverse, estranee, rispetto alla realtà interiore, profonda. Per questo motivo dentro noi stessi godiamo di una certa libertà - anche legata all'immaginazione, alla fantasia, alla costruzione di un 'mondo interiore' - che ci permette di non essere del tutto subordinati alla logica sociale o, comunque, "esterna". Anzi, come nel sogno in esame, potremmo essere tentati di ampliare, di approfondire questo mondo interiore, sfuggendo in questo modo alle regole del mondo "di superficie". L'ironia che il sognatore avverte credo che sia generata da questo: egli sa che le due realtà non sono e non possono essere davvero separate. Il cosiddetto mondo interiore non può oltrepassare le regole e la logica del mondo esteriore; anzi, nessuno dei due può né separarsi dall'altro, nè soppiantarlo o sotituirlo interamente. Il sognatore si diverte perché, rispetto alla confortevole costruzione interiore suggerita dal racconto onirico, sa già in partenza che essa dovrà fare i conti con la struttura della mente conscia, con le regole della personalità. Egli, dunque, ironicamente pensa: lo sapevo, per forza è così... Il tema fondamentale, comunque, è l'integrazione dei poli opposti: di spirito e materia, di interiore ed esteriore, di individualità e personalità.

mercoledì, marzo 01, 2006

La casa antica


Siamo, io e la mia compagna, in una casa grande, situata nei pressi di un paese presumibilmente collinare. Ci diciamo che può essere confortevole abitare qui d'estate, perché le mura sono spesse e sicuramente l'ambiente rimarrà sufficientemente fresco. Noto da qualche parte una scritta, una incisione, che attesta l'antichità dell'edificio: risale al XII secolo, oppure al 1200. C'è anche una grande stanza verso l'ingresso, molto ampia e dalle volte alte; è piena di calcinacci e altri materiali, ma una volta pulita potrebbe essere una bella sala. Pensandoci bene potremmo stare qui anche d'inverno: probabilmente si sta anche caldi, protetti dal freddo. Abbiamo qualche preoccupazione per gli animali: bisogna tenere cani e gatti separati e dovremo adattare l'ambiente come abbiamo fatto per la casa dove siamo attualmente. I cani possono stare fuori, c'è molto spazio e sicuramente troveremo una sistemazione. Solo che c'è anche un fiume vicino alla casa, non grande, ma se i cani vi cadessero dentro... Però, noto, c'è più in là un ponticello, anzi forse è una sorta di chiusa: fortunatamente vi sono degli ostacoli - forse degli attrezzi agricoli - che impediscono il passaggio, dunque gli animali non verrebbero trasportati via dall'acqua. Anzi, qualcuno del paese, dove le persone sono molto gentili, interpone un ulteriore ostacolo a impedire il passaggio: mi sembra che ci metta una grande valigia nera.
Commento: la casa, generalmente, allude alla struttura della personalità o della psiche. Per cui un cambiamento di casa allude al fatto che si stanno producendo dei mutamenti interiori. Qui si parla di una casa collinare, non molto diversa dalla casa reale del sognatore - che in effetti abita in campagna. Però, differentemente da quella, "risale al XII secolo, oppure al 1200", quindi è antica, XII o XIII secolo, con un accento posto sul 12: numero legato al ciclo annuale, all'alternarsi dei mesi, delle ore, delle costellazioni, e alla completezza delle fasi di trasformazione nell'arco del tempo. Forse, quindi, l'antichità della casa allude alla maturazione della personalità attraverso il tempo. Inoltre essa è fresca d'estate, cioè può essere riposante e compensatoria rispetto alle difficoltà dell'età adulta: la stagione estiva simboleggia il culmine della vita dell'uomo, il momento di massima autonomia e attività - più o meno in relazione proprio con l'età anagrafica del sognatore che ha 47 anni. Poi, viene osservato, la casa anche d'inverno può essere confortevole: l'allusione, dunque, proseguendo l'analogia, sarebbe alla vecchiaia, all'età avanzata. E anche qui possiamo osservare che il sognatore si sta avviando verso quel momento della vita, la sua età essendo proprio espressione di un tale momento di transizione - del confine fra l'una e l'altra epoca. Da notare l'unione accennata nel racconto onirico fra il sognatore e la sua compagna: testimonianza di un buon rapporto con l'anima, presente e in dialogo consapevole con l'io del protagonista. Se la casa è la maturazione raggiunta o quella possibile attualmente, l'antichità può anche indicare i numerosi interessi del sognatore nell'ambito delle culture tradizionali; mentre i detriti presenti nell'ampia sala vicino all'ingresso potrebbero essere le scorie accumulate, il "materiali di risulta", i "calcinacci" delle esperienze e conoscenze passate già acquisite. Esiste un altro possibile riferimento: quello in relazione con la calcinazione come fase dell'Opera Alchemica: si tratta di una fase di purificazione del composto alchemico (psichico) dai residui di precedenti putrefazioni e fermentazioni. Il senso, comunque, è sempre quello della eliminazione del superfluo, delle scorie o dei prodotti di fasi precedenti. I cani e i gatti sono energie istintuali che possono entrare in conflitto reciproco e fra le quali bisogna fare ordine: per questo motivo i cani devono corrispondere all'esterno e i gatti all'interno; i primi potrebbero essere in relazione con l'attività, l'aggressività, la decisionalità necessarie per muoversi concretamente nel quotidiano, mentre i secondi - tradizionalmente più in relazione con la notte, il mistero, l'inconscio - potrebbero rappresentare quelle energie legate all'introspezione, al confronto con le parti nascoste di sé, alle forze emotive e via dicendo. La separazione fra i due tipi di energie testimonia anche la separazione che il sognatore percepisce fra i due tipi di attività - quella esteriore e quella interiore - trovando addiritture che fra le due potrebbero esservi pericolosi conflitti o sopraffazioni. Tuttavia i cani, i guardiani - difensivi e aggressivi rispetto al mondo esterno - possono anch'essi trovarsi in seria difficoltà: per eccesso di impulsività, per ingenuità o per curiosità esplorativa potrebbero cadere nel fiume (della vita) ed essere trascinati via. Il sognatore teme forse che il suo impegno concreto possa finire in situazioni non controllabili, dolorose, in perdite. Anche qui, però, viene prospettata una sorta di contromisura: v'è uno sbarramento che, anche nel caso di caduta nell'acqua, cioè nell'elemento incontrollabile della vita, impedirebbe una perdita definitiva. Si tratta di probabili attrezzi agricoli: forse l'inconscio del sognatore intende indicare che il pregresso lavoro su sé stesso (metaforizzato con il lavoro agricolo, della terra, della materia prima) possa costituire una chiusura provvidenziale rispetto alle fuoriuscite di vitalità. In questo senso chiusa, chiusura hanno il senso positivo dei bhanda, le contrazioni dello yoga che direzionano le forze sollecitate dalla pratica delle asana e dagli esercizi di respirazione. Inoltre gli "abitanti del paese" sono molto gentili, e qualcuno di essi provvede ad una ulteriore chiusura protettiva: una grande valigia nera. L'allusione relativa agli abitanti può essere quella ad altre componenti psichiche del sognatore che, comunque, sostengono e incoraggiano; oppure può riferirsi ad una buona disposizione verso gli altri del sognatore, una capacità di rapporto e di scambio da lui sviluppata, che torna utile nel momento del bisogno. La misteriosa valigia nera risulta più enigmatica, di difficile comprensione: a cosa allude il sogno? Anche qui si tratta di un bagaglio, di qualcosa di acquisito, che può essere utile nel viaggio della vita, nel confronto con l'esterno e con l'imprevedibile fiume degli eventi. Un bagaglio esperienziale ignoto all'io cosciente, forse qualcosa di maturato molto profondamente. L'inconscio chiarisce che, di fronte a circostanze difficili e paure che, comunque, il sognatore dimostra di avere, può rivelarsi come un ulteriore elemento provvidenziale.

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